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Paragrafo 2 . La diffusione  di una maggiore sensibilit politica.

     
Negli  stati  italiani, dopo il fallimento dei moti del 1830-1831,  si
diffuse  una  maggiore sensibilit per i problemi politici  nazionali,
grazie a vari fattori di ordine economico e culturale.
     Nelle  regioni  centrali  e  settentrionali,  la  formazione   di
aziende  agricole  di  tipo capitalistico e  la  nascita  delle  prime
industrie favorivano la formazione di una borghesia imprenditoriale  e
commerciale  sempre  pi  interessata  all'indipendenza  dall'Austria,
anche  perch questa si opponeva all'attuazione di riforme utili  allo
sviluppo  economico,  come l'abolizione delle  barriere  doganali,  il
potenziamento e l'unificazione della rete delle comunicazioni.
     Numerose  iniziative culturali contribuirono alla  diffusione  di
una maggiore sensibilit politica a livello nazionale.
     I  congressi scientifici, che si tennero annualmente dal 1839  al
1847,  anche  se  prevalentemente incentrati su questioni  tecniche  e
scientifiche,  offrivano  l'occasione  per  la  discussione  di   vari
problemi  sociali, concorrendo alla formazione politica  della  classe
dirigente   italiana  ed  alla  sua  collocazione  in  una  dimensione
nazionale. Funzione analoga venne svolta dalle riviste, in particolare
dagli  "Annali  universali di statistica, economia  pubblica,  storia,
viaggi e commercio" diretta a Milano da Gian Domenico Romagnosi (1761-
1835) e dal "Politecnico", diretta da Carlo Cattaneo (1801-1869).
     Rilevanza  politica  ebbero  i romanzi  storici,  nei  quali  era
possibile  individuare  elementi capaci di  sollecitare  la  coscienza
nazionale.  Tra  i  pi  noti ricordiamo Ettore  Fieramosca  (1833)  e
Niccol  de' Lapi (1841) di Massimo D'Azeglio e Marco Visconti  (1834)
di  Tommaso Grossi. Notevole fu il contributo offerto dalla musica, in
particolare  dalle  opere  liriche di Giuseppe  Verdi,  quali  Nabucco
(1842), I Lombardi alla prima crociata (1843), I due Foscari (1844).
     Un   pi   diretto   influsso  politico   fu   esercitato   dalla
storiografia, in particolare da quella definita "neoguelfa", in quanto
tendente  ad  esaltare la funzione svolta dalla  Chiesa  di  Roma  nel
processo   di   unificazione   morale  e  politica   dell'Italia.   In
contrapposizione  si  form una corrente "neoghibellina",  secondo  la
quale  la  Chiesa invece era sempre stata di ostacolo all'unificazione
italiana.
     
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     La   storiografia  neoguelfa  rientrava  in  un  vasto  movimento
interno al mondo cattolico, di orientamento liberale moderato. Uno dei
suoi   massimi   esponenti  era  Antonio  Rosmini  (1797-1855);   egli
denunciava l'allontanamento della Chiesa dalla sua missione spirituale
e  dal  popolo  e  riteneva  indispensabile tornare  al  rispetto  dei
princpi  originari  del  Cristianesimo, per una  rigenerazione  della
societ.  Su  posizioni  analoghe erano  Gino  Capponi  (1792-1876)  e
Raffaele  Lambruschini  (1788-1873),  esponenti  dell'"Antologia"  del
Vieusseux.
     Anche  le opere di Alessandro Manzoni (1785-1873), in particolare
I  promessi sposi, presentando la fede come strumento fondamentale per
il   riscatto   e  l'emancipazione  degli  umili  e  degli   oppressi,
contribuirono  ad  una pi ampia diffusione dell'idea  di  una  Chiesa
impegnata  in difesa degli ideali di libert e di giustizia, favorendo
cos l'avvicinamento tra mondo cattolico e liberalismo.
